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CORONAVIRUS: COSA PUÒ E COSA DEVE FARE IL DATORE DI LAVORO

Investiti ormai da molti giorni da notizie, consigli e paure d’ogni genere, cerchiamo di capire che cosa fare in ambito lavorativo, premettendo che i riferimenti normativi cui ci riferiamo con questa nostra informativa possono variare di giorno in giorno, come già avvenuto fino ad oggi. I provvedimenti in esame sono: il DPCM 1 marzo 2020 e il Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020. Su altri aspetti di natura fiscale e previdenziale, sulle implicazioni per la sicurezza del lavoro e sulla privacy seguiranno ulteriori approfondimenti.

Il DPCM 1 marzo 2020 ci ha fornito indicazioni importanti circa le misure urgenti da adottare nei confronti dei lavoratori nelle diverse aree del paese.

COMUNI DELLA COSIDDETTA ZONA ROSSA

Nella Regione Lombardia si tratta dei Comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D'Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini.

Nella Regione Veneto si tratta del Comune di Vo'.

In questa zona (Allegato 1 del DPCM) sono state sospese tutte le attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità, ivi compresa l'attività veterinaria, nonché di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare ovvero in modalità a distanza.

Sono previste specifiche esclusioni individuate dal Prefetto.

Si tenga presente che il DPCM prevede anche la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati, anche di fatto, nel comune o nell'area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori da uno dei comuni della zona rossa.

COMUNI DELLE COSIDDETTE ZONE GIALLE

Si tratta (Allegato 2 del DPCM) di tutti i Comuni di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, con esclusione ovviamente di quelli rientranti nella zona rossa. A questi si aggiungono: le Province di Pesaro-Urbino e di Savona. Vi rientrano altresì (Allegato 3 del DPCM): le Province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona.

In questa zone l’operatore di sanità pubblica, accertata la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l'isolamento fiduciario, procede ad informare il Medico di medicina generale (MMG) o il Pediatra di libera scelta (PLS) da cui il soggetto è assistito anche ai fini dell'eventuale certificazione per l’ INPS.

In questo caso, il DPCM precisa che l’operatore di sanità pubblica procede a rilasciare una dichiarazione indirizzata all’ INPS, al datore di lavoro, e all’MMG/PLS, con cui si dichiara che per motivi di sanità pubblica il lavoratore è stato posto in quarantena, specificando la data di inizio e fine.

COMUNI DEL RESTO DEL TERRITORIO NAZIONALE

È previsto unicamente da parte del datore di lavoro il ricorso volontario al cosiddetto lavoro agile.

Considerazione: forse è un po’ poco, vista l’emergenza ormai diffusa a livello nazionale. Anche perché il possibile ricorso al lavoro agile, peraltro oggettivamente poco estensibile a tanti settori produttivi e di servizi, doveva essere accompagnato da semplificazioni operative del tutto assenti.

Restano da sottolineare le misure igieniche minime valide su tutto il territorio nazionale.

MISURE IGIENICHE

  1. lavarsi spesso le mani, mettendo a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;

  2. evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;

  3. non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;

  4. coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;

  5. non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;

  6. pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;

  7. usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate.

Dalla lettura del DPCM e del successivo Decreto Legge, si possono cercare di definire le diverse casistiche che possono coinvolgere i datori di lavoro; casistiche che devono essere valutate facendo riferimento alla zona rossa, gialla o al resto del paese, così come sopra definite.

LAVORATORI SOSPESI DAL LAVORO NELLA ZONA ROSSA

Si avviano le procedure per la CIG o per il FIS, se aventi diritto.

Condizione: essere dipendenti dal 23 febbraio 2020.

Limite: è previsto un tetto di spesa complessivo, oltre il quale l’INPS non riconoscerà alcunché.

Se esclusi dagli ammortizzatori sociali (CIG o FIS), i datori di lavoro possono presentare domanda di cassa integrazione in deroga per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo massimo di tre mesi a decorrere dalla data del 23 febbraio.

Problematicità: per la CIG in deroga occorre attendere un decreto del Ministero del lavoro e tenere presente che le domande dovranno essere presentate alle Regioni. Sarà poi l’INPS ad erogare direttamente il trattamento economico.

LAVORATORI RESIDENTI O DOMICILIATI NEI COMUNI DELLA ZONA ROSSA

Se impossibilitati a prestare la propria attività lavorativa presso un datore di lavoro operante al di fuori della zona rossa: vale quanto specificato al punto 1).

Quindi, il datore di lavoro potrà ricorrere alla CIG o al FIS, se avente diritto. In caso contrario, potrà fare ricorso alla CIG in deroga.

LAVORATORI DIPENDENTI DA DATORI DI LAVORO DELLA LOMBARDIA, VENETO ED EMILIA ROMAGNA, AL DI FUORI DELLA ZONA ROSSA

Riguarda anche i residenti e domiciliati nelle predette regioni e impossibilitati a prestare la propria attività lavorativa “nei casi di accertato pregiudizio, in conseguenza delle ordinanze emanate dal Ministero della salute, d'intesa con le regioni, nell'ambito dei provvedimenti assunti con il Decreto Legge 23 febbraio 2020, n.6 e previo accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative”. In questi casi le Regioni possono riconoscere trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo massimo di un mese.

LAVORATORI RICOVERATI PER IL COVID-19 IN TUTTO IL PAESE

Si ritiene vada seguita l’abituale procedura comune ad ogni altro ricovero ospedaliero. Nulla dicono di specifico i decreti emanati fino al 3 marzo.

LAVORATORI OBBLIGATI A MISURE DI PERMANENZA DOMICILIARE FIDUCIARIA CON SORVEGLIANZA ATTIVA AL DI FUORI DELLA ZONA ROSSA

Non esistono ad oggi disposizioni specifiche; ma si dovrebbe trattare di un evento assimilabile alla malattia. Urgono, quindi, chiarimenti.

LAVORATORI IN QUARANTENA VOLONTARIA AL DI FUORI DELLA ZONA ROSSA

Può essere conseguente al fatto di avere soggiornato in un comune della zona rossa o avere avuto dei contatti con persone contagiate; ragione per cui il lavoratore è in attesa di conoscere i risultati delle prime analisi. Se il responso sarà purtroppo positivo, l’assenza dal lavoro dovrebbe essere riconosciuta come evento di malattia. In caso contrario, fermi restando eventuali accordi aziendali, i lavoratori potranno utilizzare permessi, ferie o periodi di aspettativa non retribuita.

LAVORATORI ESONERATI DALLA PRESTAZIONE LAVORATIVA DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO

Il lavoratore ha diritto a percepire la retribuzione senza decurtazione alcuna di ferie o permessi.

AZIENDE AL DI FUORI DELLE ZONE ROSSE E GIALLE

Precisiamo dunque, che a tutt’oggi nessun provvedimento è stato adottato per i datori di lavoro al di fuori della zona rossa e gialla, se si eccettua quello sul lavoro agile.

Si potrà perciò, fare domanda di CIG o di FIS (avendone il diritto), indicando come causale dell’intervento “eventi non prevedibili”. O forse, avendo dei dati significativi, per “calo di lavoro”. Pensiamo alla crisi già evidente del settore alberghiero e turistico. O alla mancanza di forniture provenienti dalla Cina.

In conclusione: sulla CIG, sul FIS e sul lavoro agile ci riserviamo di approfondire come procedere con i singoli datori di lavoro se interessati, ferme restando tutte le procedure di legge e in particolare per CIG e FIS, le consultazioni sindacali.

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